2 Marzo 2026
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L’errore nasce quasi sempre da una scorciatoia mentale: “vendono entrambi, quindi li incentivo nello stesso modo”.
Solo che non stanno facendo la stessa cosa.

La rete diretta vende dentro un perimetro governato: strumenti, regole, formazione, priorità, processi. In altre parole: l’azienda può indirizzare il comportamento oltre che il risultato. Qui l’incentivo non serve solo a “tirare su i numeri”, ma a costruire metodo: qualità della pipeline, disciplina CRM, capacità di difendere il prezzo, cross-sell, gestione obiezioni, customer experience. Se vuoi cambiare come si vende, la diretta è il posto giusto dove farlo.

La rete indiretta, invece, non “esegue”: sceglie.
Sceglie cosa spingere, quanto spingere e quando. E lo fa dentro una competizione continua: altri brand, stock, marginalità, rischio di resi, tempo operativo, complessità. In questo mondo l’incentivo non deve motivare una carriera: deve conquistare priorità. Se il programma è macchinoso o lento, non viene “respinto”: viene semplicemente ignorato.

Ecco perché la stessa meccanica produce effetti opposti: sulla diretta può rafforzare disciplina e qualità; sull’indiretta può generare spostamenti di calendario, gonfiaggi di stock e frizioni (dumping, conflitto tra canali, partner che si sentono strumentalizzati). E la cosa più pericolosa è che questi effetti spesso sembrano successo, almeno per qualche settimana: numeri su, entusiasmo iniziale, picco di ordini. Poi arrivano le conseguenze.

Non è un tema “di opinioni”: la letteratura su incentivi e performance è piena di un punto ricorrente—gli incentivi funzionano, ma proprio per questo possono far male se mal disegnati. L’Incentive Research Foundation, in una sintesi di evidenze e meta-analisi, riporta che la presenza di programmi di reward è associata in media a un +22% di performance rispetto all’assenza di programmi; è un dato forte, ma implica anche una responsabilità: se la leva è così potente, l’allineamento conta più del premio.
E McKinsey, parlando di incentivi nelle organizzazioni commerciali, sottolinea quanto la leva “sales incentives” possa spostare risultati: revisioni intelligenti dei modelli di compensazione hanno mostrato un impatto molto superiore rispetto a investimenti pubblicitari comparabili, proprio perché agiscono sul comportamento sul campo.

Il punto, quindi, non è “se incentivare”. È cosa stai comprando con quell’incentivo: comportamento e qualità (direct) o priorità e focus (indirect). Quando confondi i due piani, compri rumore.

 

Obiettivi transazionali vs non transazionali: la partita vera

Gli obiettivi transazionali sono quelli che tutti misurano e tutti premiano: volumi, sell-in/sell-out, mix, rotazione, riordino. Sono indispensabili. Ma se resti lì, ottieni una rete che si muove solo quando vede l’osso. E soprattutto ottieni un effetto collaterale costante: la rete impara a comprimere, anticipare, posticipare, “giocare” con gli ordini per stare dentro soglie e periodi.

Gli obiettivi non transazionali, invece, sono quelli che proteggono margine e differenziazione nel medio periodo. Parliamo di competenza, credibilità, continuità, servizio, relazione. Sono fattori che non “esplodono” nel mese, ma tengono in piedi il trimestre e il semestre.

Nella rete diretta questi obiettivi sono spesso misurabili e governabili: qualità del processo di vendita, disciplina di esecuzione, adozione strumenti, customer outcomes. Nella rete indiretta sono ottenibili solo se li rendi utili anche al partner e li misuri senza burocrazia inutile: certificazioni tecniche che aumentano la sua spendibilità sul mercato, eventi in store che portano traffico, lead validati che gli fanno risparmiare tempo, standard di installazione e post-vendita che riducono reclami (anche suoi).

Qui entra un altro dato che spiega bene perché “non transazionale” oggi non è un lusso. Gartner, in una survey su seller B2B, evidenzia che chi riesce a “partnerizzare” bene con strumenti di AI è 3,7 volte più probabile che raggiunga la quota. È una proxy chiara: competenze e adozione strumenti non sono contorno, sono performance.
E se spingi solo transazioni, spesso stai lasciando sul tavolo proprio la leva che rende la rete più efficace.

 

Incentivare la rete diretta: costruire metodo, non solo picchi

Con la rete diretta puoi usare incentivi come leva di governo. Non stai pagando “un favore”: stai allenando un comportamento.

Per questo la struttura più solida non è quella che guarda solo all’output (vendite), ma anche a ciò che lo genera e a ciò che lo rende sostenibile. In pratica: risultati, sì—ma insieme a qualità e disciplina.

La qualità della vendita, ad esempio, non è teoria: è capacità di difendere il valore, gestire obiezioni senza rifugiarsi nello sconto, proteggere il posizionamento del brand. È anche gestione della pipeline: lead seguiti, follow-up fatti, opportunità qualificate. È adozione degli strumenti: CRM aggiornato, configuratori usati, playbook rispettati. Se incentivi questi aspetti, stai costruendo una rete che performa anche quando il mercato non regala vento in poppa.

Attenzione però: la potenza dell’incentivo è doppio taglio. Harvard Business Review ha recentemente riportato e discusso ricerche su come gli incentivi di vendita possano generare comportamenti opportunistici e “gaming” (dallo sconto eccessivo al sandbagging, fino a distorsioni nei dati) quando le regole sono miopi o le metriche sono facilmente manipolabili. È un richiamo utile: nella diretta puoi misurare di più, ma devi farlo bene.

 

Premi nella diretta: valore simbolico + aspirazionale

Nella diretta il premio non è solo moneta. È riconoscimento. È identità. Un premio aspirazionale o un percorso a livelli manda un messaggio diverso da un mero rimborso: “conti”.
Funzionano bene esperienze, travel, tech premium, cataloghi personalizzabili, benefit legati a appartenenza. L’obiettivo è evitare l’effetto “mercenario”: quello che corre sul target a fine mese e poi sparisce.

 

Incentivare la rete indiretta: comprare priorità senza creare frizione

Con la rete indiretta non hai la leva del controllo. Hai la leva della convenienza. E la convenienza nell’indiretta è fatta di tre cose: margine, tempo, rischio.

Il partner non ti sta facendo un favore: sta decidendo a chi dedicare energia commerciale. Quindi l’incentivo deve vincere una competizione interna: il tuo brand contro altri brand, la tua iniziativa contro la sua complessità quotidiana. Se il programma richiede troppo tempo (registrazioni complesse, prove difficili, assistenza lenta), non fallisce in modo rumoroso: fallisce in modo silenzioso, perché non viene attivato.

Per questo nell’indiretta funzionano architetture semplici: periodi brevi, soglie chiare, payout rapido, focus SKU/mix preciso. E funzionano misure “furbe” per distinguere l’incrementale dal cosmetico: riordino, rotazione, mix strategico, attivazioni misurabili, lead validati.

Un’osservazione utile, qui, arriva anche da McKinsey: citando una survey Gartner, evidenzia quanto tempo in molte organizzazioni venga assorbito da attività non di vendita; il rischio, per un partner indiretto, è ancora maggiore perché il tempo “amministrativo” è veleno. Se aggiungi burocrazia, stai chiedendo al partner di pagarti con la sua risorsa più scarsa.

 

Premi nell’indiretta: spendibilità immediata, attrito minimo

Qui vincono premi che sono digitali, rapidi, percepiti come valore reale. Funzionano gift card multi-brand, voucher digitali, soluzioni cash-like.
Ed è qui che ha senso citare i Ticket Compliments Edenred: per molte reti indirette sono efficaci perché sono utili, spendibili e semplici da gestire, quindi riducono uno dei killer principali dei programmi indiretti—l’attrito operativo—senza abbassare la percezione di valore.

Accanto a questi, in alcuni contesti hanno senso strumenti professionali (solo se coerenti e senza creare disparità) e premi “per la struttura” (materiali, demo kit, co-marketing) quando l’obiettivo è visibilità e attivazione, non solo performance individuale.

 

Dove i programmi si rompono (sempre)

Ci sono cinque rotture ricorrenti, e non sono “errori piccoli”: sono crepe strutturali.

La prima è usare un’unica meccanica per canali diversi: nella diretta “tira”, nell’indiretta distorce. La seconda è moltiplicare soglie e regole: nessuno capisce, nessuno agisce. La terza è spingere premi fisici complessi nell’indiretta: assistenza, resi, frustrazione. La quarta è premiare solo volumi: anticipo ordini, stock, dumping, resi. La quinta è ignorare gli obiettivi non transazionali: costruisci dipendenza dall’incentivo e, nel frattempo, distruggi la capacità della rete di vendere valore.

 

Cosa cambia davvero: 7 differenze che obbligano a incentivi diversi

DimensioneRete direttaRete indirettaImplicazione sull’incentivo
Obiettivo primarioPerformance + qualitàPriorità di push + sell-outDiretta = comportamenti, Indiretta = focus e disponibilità
Leva di decisione“Io eseguo”“Io scelgo”Indiretta: serve un valore immediato e chiaro
OrizzonteMedio-lungoBreve, opportunisticoIndiretta: reward più ravvicinato, soglie semplici
MisurazioneDati più puliti (CRM, attività)Dati frammentati (sell-in/sell-out parziale)Indiretta: KPI pochi, verificabili, antifrode forte
MotivazioneCarriera, riconoscimento, appartenenzaMargine, tempo, semplicità, rischioIndiretta: riduci attrito, proteggi il partner
Equità percepitaComparabilità altaConfronto difficile tra territori/canaliIndiretta: segmenta per cluster, non un’unica classifica
Rischio canaleQuasi nulloAlto (conflitto, dumping, stock)Meccaniche diverse o regole diverse per evitare cannibalizzazione

 

Una regia, due binari: l’unica soluzione che regge nel tempo

La scelta non è tra “un programma” o “due programmi”. La scelta è tra un programma che sembra efficiente sulla carta e uno che regge nel mercato.

La struttura corretta è sempre questa: un’unica regia (stessa direzione strategica, stessi obiettivi di business), e due architetture coerenti con il canale.

Direct: incentivi processo, competenza, qualità, e usi premi anche aspirazionali.
Indirect: incentivi priorità e attivazione con reward rapido e spendibile, riducendo attrito al minimo (dove soluzioni come i Ticket Compliments Edenred, insieme a voucher e gift card digitali, diventano strumenti molto pratici).

 

Cosa ci portiamo a casa

Se incentivi diretta e indiretta allo stesso modo, non stai semplificando: stai solo spostando il costo. Prima nel budget, poi nella relazione commerciale.

La rete diretta la puoi guidare su comportamenti e qualità: lì l’incentivo serve a costruire metodo, competenza e valore. La rete indiretta la puoi guidare su priorità e focus: lì l’incentivo deve essere rapido, chiaro e utile.

La differenza è questa: la diretta la alleni. L’indiretta la conquisti.

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